(estratto da un’intervista di Justin Fitzpatrick)
“Proprio una camicia coi baffi.”
Di recente, bramoso di letture leggere, ho iniziato ad accompagnare la rituale fumata della buonanotte con la lettura del Libro dell’assenzio di Phil Baker (Voland, Roma 2008). Il manualetto si è rivelato estremamente accattivante nei suoi gustosi aneddoti storico/letterari: sfortunatamente ogni sua velleità ricostruttiva crolla con fragore, in quella conclusiva lista della spesa (sbagliata) che ne costituisce l’unico richiamo alla contemporaneità.
Questa mattina, scartabellando quel capolavoro di concisione che è il sito di Monsieur Hugo Jacomet, sono incappato in un malinconico inno alla caduta dei miti.
“Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto ma nell’assenza della volgarità.”
Coco Chanel
Un giorno come tanti altri. Vagavo con lo sguardo tra le vetrine, la pipa ricolma di Dark Twist e le prime sferzate del sole estivo a rammentarmi le delizie della brachicardia. Non ci fu un’illuminazione. Niente cori angelici. Me li trovai davanti agli occhi, come se sapessero del mio passaggio.
Assieme ai miei amici Zoeromeo e Gianluca, abbiamo deciso di iniziare un percorso dedicato allo spettro cromatico, con i suoi riverberi nel nostro abbigliamento.
La moda, così come la intendiamo, è un fenomeno piuttosto recente: ma l’esistenza di un regolamento stilistico è una delle cose più antiche che connotano l’umanità, tanto da poter decifrare la storia di un popolo attraverso quella dei suoi abiti.
E nella storia del mondo un colore ha caratterizzato nel suo essere e non essere il concetto di eleganza: il nero. Il colore che contiene e annulla l’intera iride. Per l’uomo moderno il nero è semplicemente un colore adatto alle occasioni formali, ma non è sempre stato così.
Con la fondamentale collaborazione del maestro Sansone, un racconto che solo i fumatori di vecchia data potranno capire…
Quel freddo giorno di pioggia è stato interminabile. L’acqua non cessa di cadere e il viandante, a capo chino, decide di entrare in una locanda.
Diciotto uomini e una bottiglia di Vecchio Samperi.
Ci sono amici che vanno allo stadio; amici che vanno ai concerti; amici che cantano a cappella. E amici che amano cercare ristoranti con un’anima, passando giorni e giorni tra carta e web. Leggi il resto di questo articolo »
Recensire un evento a cui si è partecipato può sembrare un compito di lievissima difficoltà. Pares cum paribus facillime congregantur; la descrizione di una serata si trasforma rapidamente in quella dei propri interessi, producendo quei mefitici ritratti di Dorian Gray a cui la critica moderna ci ha abituati. Le cose si complicano leggermente quando si tratta di descrivere qualcosa che ha richiesto creazione, piuttosto che fruizione.